Meglio anomali, che anonimi!

Sogna con la testa, ragiona con il cuore ..

Diritto di parola e diritto di ascolto

July29

Nel mio intersecarmi con la politica noto tantissimi (troppi a volte) difetti sostanziali che in certi casi mi fanno veramente girare le scatole. Nell’ultimo periodo in particolare c’è questa cosa del “noi facciamo parlare tutti”, “tutti possono dire la propria opinione” che mi manda veramente in bestia. In generale infatti è passata l’idea che democrazia è fare parlare tutti, che i 5 minuti non si negano a nessuno, salvo poi disinteressarsi completamente di quello che è stato detto. Non ci si pone mai il problema se quello che una persona stia dicendo venga ascoltato, possa essere recepito o, al contrario, dello spiegare il perchè quell’intervento sia sbagliato: ci si trincera semplicemente dietro il fatto che “noi siamo democratici e facciamo parlare tutti”, se poi nessuno ti ascolta “azzi tua”.. Nelle riunioni/assemblee/ecc.. alle quali sto partecipando l’iter di “discussione” è sempre lo stesso: uno lancia l’argomento, tutti gli altri parlano e dicono quello che pensano (senza poter essere interrotti e senza poter veramente discutere con nessuno) e alla fine qualcuno fa il riassunto. Ora: questo è il modo di discutere migliore secondo qualcuno? Interpellati a riguardo anche dirigenti e segretari di partito vari, non ho sentito NESSUNO che mi abbia detto “sì in queste riunioni si discute”, ma tutti “bè è il modo con cui si è sempre fatto, non sarà giusto ma assicura a tutti di parlare”. Il problema è a mio avviso sostanziale: si vuole dare l’immagine di una democrazia o lo si vuole essere fino in fondo democratici? Che senso ha fare riunioni dove gli iscritti a parlare sono più di 70 persone? E dove naturalmente l’attenziona scema non appena il boss di turno ha finito il suo resoconto? Secondo me di senso non ne ha assolutamente NESSUNO.

La prima cosa da capire e da ammettere è proprio questa: non si può pensare di poter andare avanti così, perchè semplicemente così è sbagliato! Altro passo importante da fare sarebbe quello di capire cosa è giusto o quanto meno migliore di così: in questo senso credo che l’elemento fondamentale per un miglioramento sia il famoso contraddittorio, che in queste situazioni diventa fondamentale. Se io dico una falsità è assolutamente opportuno che alla fine dell’intervento qualcuno dica a tutti che io ho detto una falsità, motivandone naturalmente le ragioni. Al tempo stesso se io faccio una proposta legittima e critico un comportamento di qualcosa o qualcuno, subito dopo ci deve essere quel qualcuno che mi risponda e mi degni di un minimo di attenzione. Reputo infatti l’attenzione, l’ascolto e la confutazione delle tesi tre elementi assolutamente fondamentali per creare una discussione vera e per decidere qualsiasi cosa.

Ovviamente il tutto richiede competenza negli argomenti, la presenza di coloro ai quali sono destinati i miei attacchi e un numero assolutamente inferiore di interventi e di questioni da porre durante una riunione. Ebbene sì: si dovrà parlare di meno cose, meno persone potranno parlare, ma alla fine di ogni riunione dovrebbero uscire TUTTI con le idee molto più chiare riguardo a quello di cui si è discusso .. Giunti a questo punto che a mio avviso è fermo, non voglio continuare oltre per capire se tutti sono d’accordo con quanto ho detto. Nella prossima puntata naturalmente vorrei anche discutere con voi di COME attuare tutto questo e quali migliorie potrebbero essere introdotte concretamente ..

“Non ho tempo/voglia di leggere le istruzioni..”

July27

Questa frase l’ho detta io tante volte agli albori della mia passione informatica (non più di qualche anno fa) e ultimamente me la sento rivolgere ogni volta che uno ha problemi informatici di varia natura .. Ai tempi i miei colleghi mi rispondevano: “Vaffanculo, cerchi su Google e ti informi..” Ora invece, visto il rapporto molto meno informale che mi lega alle persone che me lo chiedono, devo cercare sempre di mediare tra aiutarle e non perdere troppo tempo ..

Il problema principale naturalmente si riferisce all’uso dell’ormai “mitico” pdbologna.org, progetto informatico a cui collaboro, e per il quale c’è sempre parecchio lavoro da fare .. Vista la straordinaria partecipazione di volontari, soprattutto all’inizio, è stato possibile documentare il tutto molto bene: abbiamo creato diverse guide per agevolare l’accesso a questo strumento da parte di tutti coloro che hanno più o meno competenze informatiche. A mio modesto parere il lavoro del gruppetto di persone che se n’è occupato è stato veramente straordinario: i tutorial sono “passo passo”, farciti da immagini ed esempi molto utili e direi pure “a prova di deficiente” .. :-)

Benissimo: tutto appare fatto molto bene e utilizzabile, no?! Nel momento in cui una persona si vuole avvicinare a questo nuovo strumento immagino che si legga un po’ la guida, guardi un po’ di esempi, si iscriva e poi magari provi qualcosa. Quando ha delle difficoltà tornerà a riguardare sulla guida e, se proprio proprio non riesce, soltanto a quel punto contatterà l’assistenza o l’amico imbazzato, no?! .. Mi sembra il naturale modo di agire nell’accesso a strumenti dei quali non si ha la piena conoscenza e coscienza .. In questo modo si rispetterebbe il lavoro di coloro che hanno creato questo strumento e, ancora più importante, di coloro che hanno speso tempo ed energie per creare quelle guide e quegli spazi di avvicinamento verso gli utenti meno esperti.

Ed invece che succede? Tante, tantissime volte mi è capitato di sentire: “me lo spieghi tu Miguel come funziona?”. Ed io: “Perchè?” E loro: “Bè perchè non ho voglia di leggermi tutta la guida”. Ecco che risposta dovrei dare a queste persone secondo voi? ..

Dove sono tutti?

July21

Dove cazzo sono tutti quei giornalisti esperti di “bon ton” che dopo Piazza Navona parlavano di cosa era e di cosa non era politica, della volgarità, del bon-ton? .. Di “questa non è politica” .. Di “in una manifestazione politica bisogna fare politica e non offendere” .. Come si fa di fronte ad immagini come questa, sentendo cosa ha detto il Senatùr dell’Inno Nazionale e leggendo titoli come quello dell’Espresso (”Bossi insulta l’inno di Mameli bravata o tattica politica?”) a non mandare AFFANCULO tutti e tutto?!?! .. Cazzo “TATTICA POLITICA”!!!!!!!!!!!! Ma ci rendiamo conto?!?

Non mi sto neanche a preoccupare del caro Silvio, tanto inorridito da un certo linguaggio e che di queste cose neanche parla .. Ma il “nostro caro” Uoltèr perchè tace? E’ con questo che lui vuole dialogare? Non lo so: che ce lo spieghi una volta per tutte!!!!!!!!!!!!!!!

Spiegatemi voi come cavolo si fa a stare tranquilli? ..

Diario di un “folle”

July18

E’ stato pubblicato qualche giorno fa su Repubblica.it le ultime parole scritte sul suo diario da Karl Unterkircher, lo scalatore disperso proprio in questi giorni ..

18 giugno.
Da qualche giorno ormai siamo al campo base che si
trova fra due lingue glaciali a circa 4000 metri. Un campo base
semplice da raggiungere. L’abbiamo raggiunto dopo 2 giornate di
viaggio. Il primo giorno su un fuoristrada molto esposto e pericoloso,
raggiungendo così Jail.

28 giugno.
Riesco subito ad addormentarmi e a sognare… dopo un po’ mi sveglio,
sento che il vento si alza e fissando la mia lampada frontale torno
alla realtà! Siamo qui per una “missione”… quella parete… quel
seracco a metà parete… non mi esce dalla testa. Ci vorranno
sicuramente 10-12 ore per salire il seracco, mi chiedo se saranno ore
inutili, ore che ci impediranno la salita? Cerco di riaddormentarmi, ma
la mia mente è confusa da tante domande. La probabilità che il seracco
piombi giù in quelle ore, è minima. Di certo non è una roulette russa.
Però, mai dire mai! Siamo nati e un giorno moriremo. In mezzo c’è la
vita.
Io la chiamo il mistero, del quale nessuno di noi ha la chiave.
Siamo nelle mani di Dio, e se ci chiama… dobbiamo andare. Sono
cosciente che l’opinione pubblica non è del mio parere, poiché se
veramente non dovessimo più ritornare, sarebbero in tanti a dire: “Cosa
sono andati a cercare là? Ma chi glielo ha fatto fare?”. Una sola cosa
è certa, chi non vive la montagna, non lo saprà mai! La montagna
chiama!

13 luglio.
Sono sdraiato nella mia tenda e provo a continuare a leggere. Ma non
riesco a concentrarmi, la mia mente è fissata su quella parete. La
parete Rakhiot, su quel stramaledetto seracco in mezzo alla parete. In
quella fascia di ghiaccio, che ci ostruisce la via di salita. Un mese
fa quando arrivammo al campo base, questa parete mi fece paura. Le foto
invece, danno l’impressione che faccia parte del mondo delle fiabe. La
parete vista da “Fairy Meadows” si erge con tutta la sua maestosità per
3 chilometri verso il cielo. Ben 9 chilometri di placconata separano la
vetta del Ganalo Peak ad ovest dalla vetta di Rakhiot ad est. Però sono
le scariche di ghiaccio che mi procurano paura. (…) E’ una missione
pericolosa! Probabilmente affronteremo la montagna come degli
assaltatori di prima fila in guerra. Ma invece delle armi avremmo le
piccozze e i ramponi. (…) Nonostante l’evidente pericolo anche Walter
e Simon sono motivati e convinti di salire. Nella mia mente però, il
fattore della responsabilità, mi procura ansia, pensando frequentemente
a casa, ai miei cari. La cosa migliore onde evitare veramente
sgradevoli imprevisti, sarebbe rinunciare al progetto. (…)
Inshallah!! (Come Dio vorrà )

Quello che mi ha colpito in particolare di queste righe è la paura che lo scalatore ha. Ho sempre sentito dire che in montagna la prima amica di ogni scalatore è proprio lei, ma forse, per ignoranza o semplicemente per mitomania, non ci volevo mai credere. Queste parole ne sono però l’esempio: lassù sei da solo .. Ci sei tu UOMO, insieme/”contro” la natura e nessun altro. Vinca il migliore, o forse sarebbe meglio dire il più forte. E per fortuna, a mio parere, la natura a volte si rivela ancora più forte della razza umana. Il prezzo da pagare però sono vite come quella di Karl Unterkircher: un caro saluto a te .. Sconosciuto “folle” avventuriero così lontano dalla mia vita, ma così vicino ai miei sogni!

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Dario fo: la favola della zebra e del leone

July17
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